Milano, 1930
Pina portava nella metropoli un gusto raro:
la capacità di trovare il bello nel gesto più semplice.
L’incontro tra favole, fiabe e design contemporaneo dà vita a un servizio di piatti in porcellana che custodisce un’anima fanciullesca servendosi delle forme avanguardistiche del futurismo. Le favole classiche vengono rilette con un segno grafico netto e dinamico, ispirato all’energia creativa degli anni ’30.
I pattern scelti per la collezione si ispirano alle cementine di Milano, le mattonelle decorate che rivestivano cucine, corridoi e ingressi delle case di inizio Novecento. Citando quella vecchia eleganza, restituiscono la stessa estetica urbana che definiva la capitale meneghina.
Un momento impresso nella memoria di tutti noi: il canovaccio che asciuga al sole dopo aver servito il pranzo. Attimi di ordinaria eleganza si imprimono su una tela destinata a rimanere: la moka che segna l’arrivo di un nuovo giorno, la frutta che matura nel suo canestro, la teiera che accompagna i pomeriggi a casa.
La tavola di aprile
LA STORIA DI PINA
C'è una Milano che danza tra le linee scultoree di Gio Ponti e il ritmo delle vecchie insegne in metallo. In quella città muoveva i suoi primi passi mia nonna, Pina. Figlia di partigiani e di montagne silenziose, ha portato nella metropoli un gusto raro: una sofisticata ordinarietà che sa riconoscere il bello anche nel gesto più semplice. Pina1930 è un tributo a quella grazia discreta. È l'incontro tra il rigore geometrico di casa Corbellini-Wassermann e le favole che Pina sussurrava per cullare i nipoti. I racconti sono stati trasformati in un linguaggio visivo d'avanguardia: ogni pezzo è una finestra su un mondo fiabesco, riletto con l'ironia e l'eleganza che solo Milano conosce


















